Per esempio, certamente stupisce sentire che a fine anno nella sola città di New York siano state stappate 11 milioni di bottiglie di prosecco italiano. Il vino è vino ma non è facile immaginare un sistema di invecchiamento, stoccaggio, distribuzione che consenta a un tale numero di tappi di “saltare” alla mezzanotte solo grazie alle mani esperte del contadino. Ci sono cavi, cablaggi, sistemi, al servizio di questa eccellenza.

Ugualmente in una fabbrica meccanica della lombardia, dall’analisi delle vibrazioni anomale delle macchine è possibile trarre l’informazione chiave e bloccare per tempo il tornio evitando che il prodotto difettoso arrivi al cliente.

Questo esempio, inimmaginabile fino a poco tempo fa, testimonia come oggi per una Pmi sia possibile trovare l’elemento che genera difetti in una manciata di parti per milione – come trovare  un ago in un pagliaio – e porvi rimedio. Individuare una parte di prodotto difettoso, soprattutto individuarne la causa e potervi intervenire, fa la differenza; permette di migliorare e rendere stabile la qualità e potersi o meno aggiudicare una grande commessa.

Questa è – anche – la rivoluzione digitale.

La disponibilità di dati è strettamente collegata alla possibilità di un miglioramento continuo e quindi anche a un incremento della produzione. Non è un’ipotesi, è l’esito dei dati di una ricerca KPMG e Ca’Foscari che mette in evidenza come sia  tra le principali aspettative degli imprenditori in riferimento al sistema 4.0. Inserendo ove possibile l’automazione e sfruttando la grande disponibilità di dati a disposizione, la “connessione” degli impianti diviene strada maestra per raggiungere obiettivi di controllo, flessibilità, tracciabilità ed efficientamento dei sistemi produttivi.

Ma è anche produzione di nuovi servizi da poter offrire al cliente. Indagini sul gusto, affinamento del prodotto, riduzione dei costi e personalizzazione del prodotto sono tra le grandi aspettative che emergono dalla stessa ricerca.

L’anzianità media delle nostre macchine utensili è inoltre arrivata al massimo storico di 12 anni e 8 mesi, sintesi eloquente della lunga durata dello stop di alcuni investimenti nella nostra industria. Entrando in molte aziende si coglie già chiaramente che il processo non è a venire ma è già in atto e sono più d’una le sale controllo da dove è possibile intervenire e modificare la produzione con una estrema flessibilità, non immaginabile senza l’intervento massiccio di tecnologia.  

Il 4.0 può potenzialmente pervadere ogni settore: da quello alimentare, alla logistica, all’automotive. Questo significa che le nostre aziende diventano strutture asservite alla tecnologia? Dove e come intervenire può capirlo solo l’uomo e questo è il grande vantaggio dell’ingenio italiano.

 


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