Ma perché? Cosa ci portano i dati? Sono davvero una ricchezza o sono solo occasione di un nuovo adempimento legislativo che ci costringerà a investire più di quanto avremmo voluto?

In una prospettiva come quella che descrive il Professor Serio dell’Università Cattolica di Milano, l’adozione del nuovo modello industriale passa anzitutto dalla convinzione di un fatto: il valore viene sempre più generato e ridistribuito a monte (nella fase di progettazione e personalizzazione) e a valle (servizio post vendita e pay per use) rispetto al modello attuale che vede la massima attenzione posta alla realizzazione del prodotto: “La battaglia si vince a monte e a valle della catena di valore”

Quindi si abbandona la visione per cui tutte le persone più capaci lavorano con noi a favore di un modello in cui il reale vantaggio dell’azienda non è quello di possedere o produrre è quello di valorizzare experienze e competenze che sono al di fuori dell’azienda

Occorrerà, dunque, continuare a costruire per continuare a crescere e a formare risorse adeguate per avvalersi appieno dei big data, di cui si conosce con certezza il valore ma non ancora tutte le modalità di utilizzo.

Quel che è certo è che esiste una rivoluzione digitale che è innanzitutto culturale, mentale ed quella fatta dalle PMI per le PMI, anche perché il nostro imprenditore è da sempre un artista che ha il genio, l’ingenium, di un grande artigiano evoluto più impegnato a conoscere e trasformare che a produrre senza nulla aggiungere di proprio. Questa è la vera interconnessione.

 


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