Un team internazionale di ricerca della Stanford University, ha pubblicato a settembre 2017 uno studio sul futuro dell’energia rinnovabile al 100%.

Secondo questo studio, da qui al 2050 ben 139 paesi nel mondo, tra i quali è presente anche l’Italia, avrebbero le potenzialità di decarbonizzarsi completamente (con una rinuncia totale ai combustibili fossili) alimentandosi al 100% con energie rinnovabili.

La valutazione di un futuro “low carbon” ha richiesto una analisi di base per ciascuno dei 139 paesi presi in esame dei quali sono state valutate le risorse energetiche rinnovabili disponibili, il numero di impianti eolici, idroelettrici e di impianti solari (fotovoltaico, termico, a concentrazione).

Come si ci si sta muovendo per progettare un’economia decarbonizzata?

L’industria si sta sempre più orientando verso un utilizzo consapevole delle fonti energetiche con strategie che si basano principalmente su tre punti:

  • adozione di energie rinnovabili per l’alimentazione delle proprie sedi e dei propri macchinari
  • efficientamento delle infrastrutture che possa renderle in grado di funzionare con meno risorse
  • studio di metodi di recupero e riutilizzo dell’energia di scarto per diminuire ulteriormente il conto finale dei kW/h necessari alle operazioni.

Il mix tra utilizzo di fonti proprie ed efficientamento delle infrastrutture non comporta benefici solamente in termini di impatto sull’ambiente. Autoproducendo l’energia e riducendo al minimo il fabbisogno esterno, la bolletta energetica si riduce sensibilmente e questo si trasmette in termini di costi, o meglio risparmi, alle aziende clienti.

In termini di costi per la società, la maggior parte dei costi iniziali sarebbe necessaria in ogni caso per sostituire l’energia esistente, mentre il resto è un investimento che verrà ripagato nel tempo con la riduzione di costi sanitari e climatici:

  • la riduzione delle emissioni di carbonio, ogni anno abbatterebbe di 4-7 milioni il numero di morti legati all’inquinamento
  • si riuscirebbe a contenere l’aumento delle temperature al di sotto di 1,5° centigradi rispetto alle medie preindustriali.

In termini di vantaggi, molti sarebbero per l’Italia riguardo all’occupazione: il bilancio tra posti di lavoro creati nelle energie pulite e posti persi nelle energie tradizionali porterebbe a un saldo attivo di 485mila nuove occupazioni.

 


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