Si chiama Pepper, il noto robot umanoide prodotto dalla giapponese SoftBank, che su richiesta di Robert Halfon, Presidente della commissione britannica che indaga sulle potenzialità della quarta rivoluzione industriale, è stato chiamato il 16 Settembre 2018 a parlare di intelligenza artificiale a scuola nel corso di una riunione della commissione Educazione, al fine di mostrare le potenzialità della robotica e dell’intelligenza artificiale.

Tema in esame della Commissione: gli insegnanti artificiali. Chi meglio di un androide avrebbe potuto rispondere alle domande dei parlamentari?

Il robot, di proprietà dell’Università del Middlsex, è abituato a parlare in pubblico. Viene infatti impiegato per lavorare con gli studenti dell’Università e per partecipare ad eventi.

In questa occasione le domande e le risposte erano già programmate. «I robot avranno un ruolo importante – ha debuttato Pepper -, ma avremo sempre bisogno delle soft skills che sono esclusive degli umani per percepire, costruire ed estrarre valore dalla tecnologia».

La presenza di Pepper è stata voluta per far comprendere meglio l’avanzamento tecnologico. Ma ci sono state anche testimonianze di persone umane che, davanti alla commissione, hanno evidenziato l’urgenza di modificare drasticamente il sistema educativo per tenersi al passo della velocità del cambiamento tecnologico in atto.

Non si è trattata, quindi di un’iniziativa di carattere ludico o di intrattenimento, ma di un tentativo di capire realmente come nei prossimi 20/30 anni, gli uomini potranno affrontare l’interazione con le macchine e se queste interazioni saranno realmente proficue od occorrerà affinare ancora la ricerca e la tecnologia che vi sta dietro.

Secondo molti, allo stato attuale, l’intelligenza artificiale non è abbastanza avanzata da formulare pensieri originali o improvvisare oltre ciò che il robot è programmato per dire o fare. “I robot moderni non sono intelligenti e quindi non possono testimoniare in alcun modo significativo”, ha detto il ricercatore Roman Yampolskiy.

La questione è che le entità pubbliche e private, che lavorano per far progredire, implementare e regolare l’intelligenza artificiale e la robotica, hanno la responsabilità di educare e comunicare correttamente al pubblico, ciò che queste tecnologie possono o non possono fare.

 


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