Usando una tecnologia conosciuta come Lidar (un tipo di scansione laser fatta nell’aria), una squadra di archeologi ha trovato nella giungla del Guatemala tracce di insediamenti Maya fino ad oggi sconosciuti.

La tecnologia Lidar è una potente tecnica per la mappatura tridimensionale delle caratteristiche topografiche di un suolo. Si sta ora rivelando uno strumento prezioso in archeologia, dove i resti delle strutture possono essere nascosti in mezzo alle foreste, in aree impraticabili o difficili da raggiungere.

Lidar è simile al sonar o al radar, ma utilizza esplosioni di luce laser per mappare un’area.

Il suo funzionamento si concretizza in passaggi aerei avanti e indietro su un’area prescelta, volando lungo linee parallele. Questo consente di ottenere una mappa tridimensionale che, in questo caso, ha permesso di individuare insediamenti con case e templi, fortificazioni difensive come fossi e fossati, oltre a terrazze e strade agricole.

La sorpresa più grande per gli archeologi è stata scoprire vaste aree di zone umide piene di canali. “Tutte queste centinaia di chilometri quadrati di quella che pensavamo fosse una palude inutilizzabile erano in realtà alcuni dei terreni agricoli più produttivi”, hanno commentato.

Il risultato del lavoro degli archeologi è stato sorprendente. Sono state ritrovate piramidi nascoste e imponenti fortezze nella giungla. Fattorie, canali e camminamenti sparsi, larghi sentieri che attraversano boschi di foresta pluviale.

Le scoperte, pubblicate il 28 Settembre 2018 su “Science”, forniscono un’istantanea di come gli antichi Maya si siano insediati in quei luoghi per più di 2.500 anni, dal 1000 a.C. al 1500 d.C.

I risultati del lavoro svolto nelle aree interessate indicano che la società Maya delle pianure era una rete interconnessa a livello regionale di città densamente popolate e difese, che si sosteneva grazie a una serie di pratiche agricole, capaci di ottimizzare la produttività del suolo e le interazioni tra comunità rurali e urbane.

Questo nuovo insediamento si aggiunge alle oltre 61.000 antiche strutture Maya inghiottite dalla crescita eccessiva nelle pianure tropicali del Guatemala.

 


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