Con il termine tecnologie additive si fa riferimento a tutti quei processi che aggregano materiali per creare oggetti partendo dai loro modelli matematici tridimensionali, solitamente per sovrapposizione di layer.

Si tratta di processi complementari rispetto a quelli delle tradizionali macchine utensili che operano per asportazione/deformazione di materiale.

Con la “manifattura additiva” è possibile realizzare modelli fisici, prototipi, componenti, attrezzature e prodotti di vario genere, impiegando una molteplicità di materiali, polimeri, metalli, ceramiche e materiali compositi, partendo da un modello matematico 3D.

Questo consente di generare parti con geometrie “atipiche” per i software tradizionali (come, ad esempio, strutture trabecolari, foam-like, a nido d’ape, che né la progettazione tradizionale né la maggior parte degli strumenti di modellazione sono in grado di gestire efficientemente).

Oggi i principali “input di mercato” impongono di pensare, progettare e costruire i prodotti, in modo che siano:

  • leggeri, per ottenere maggior efficienza energetica, richiedendo, per contro, l’impiego di materiali più sofisticati di quelli utilizzati precedentemente (es. acciai speciali, titanio, compositi, ceramiche, materiali ibridi);
  • smart, integrando nuove funzioni grazie alle tecnologie informatiche che consentono di acquisire dati che ne migliorano le performance (specie ergonomiche ed energetiche).

Con le tecnologie additive è stato possibile apportare sensibili cambiamenti alla sequenza produttiva dei prodotti, in termini di:

  • riduzione di attrezzature ed eliminazioni di parte del ciclo produttivo, con impatto su flessibilità di processo e time to market;
  • riduzione o eliminazione di fasi di assemblaggio, dando per esempio origine a parti complesse senza necessità di saldature o incollaggi, oppure a veri e propri cinematismi;
  • possibilità di creare feature geometriche molto complesse e di difficile/impossibile creazione con altre tecnologie;
  • possibilità di lavorare materiali di difficile lavorabilità (leghe per alta temperatura, compositi metalloceramici) o di natura “inconsueta” per il manifatturiero (come, in prospettiva, materiali biologici “viventi” come cellule e tessuti);
  • riduzione di scarti e sfridi di lavorazione.

 


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