Gli imprenditori italiani hanno fondi, e finalmente tornano ad utilizzarli per investire nella crescita. I dati di Confindustria evidenziano che il livello di investimento è tornato a quello prima della crisi. Tuttavia, la liquidità in cassa è pari al 3,7% del fatturato, segno che la fiducia nel futuro è poca.

Il reddito operativo (RO) è generalmente tornato ai risultati del 2007, non solo per effetto delle vendite, ma anche perché le aziende, durante la crisi, hanno imparato a gestire meglio le loro finanze, sia in termini di gestione non operativa (meno oneri finanziari, OF), ma anche maggiore capitale circolante (CCN), frutto di una riduzione di crediti e debiti.

Le aziende stanno quindi puntando più sul loro core business e molto meno in investimenti, così da disporre di maggiore liquidità. Tuttavia, senza investire questi piccoli tesoretti, le imprese italiane non possono diventare più competitive. Il 90% delle microimprese italiane, base fondante dell’intero sistema economico, rimane avverso al rischio, paralizzato dall’incertezza. Questo accumulo di credito e questa assenza di fiducia portano l’intera economia nazionale a rimanere in una situazione di stallo, dove la mancanza di forti spinte alla crescita non permette alla nazione di ripartire.


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