Il comparto dell’automazione in Italia cresce a ritmi vertiginosi, con vendite stimate nel 2018 di circa 8000 robot e una crescita del 14% su base annua, numeri che doppiano i risultati della Germania. Ad oggi, l’italia è l’ottavo paese al mondo tra i produttori; i principali settori applicativi sono l’industria del metallo, seguita da chimica, plastica e automotive.

Aumentano i robot inseriti nelle aziende e, contestualmente, anche quelli dei lavoratori occupati. Benché spesso associati alla disoccupazione, in realtà nel 2011 l’impiego di 1,1 milioni di robot ha generato dagli 8 agli 11 milioni di posti di lavoro. Secondo Appendino, presidente di Siri (associazione italiana di robotica e automazione), l’automazione riduce i costi di produzione e quindi anche i prezzi finali dei prodotti, facendo crescere la domanda, e, di conseguenza, l’occupazione.

Si stima che il mercato valga oggi circa 53 miliardi di dollari e il giro d’affari entro il 2025 si attesterà sui 275. La produzione mondiale è trainata dai paesi asiatici, con una media prevista di circa 351mila unità prodotte nel 2019; la produzione europea sarà di circa 75mila.

La Cina, capofila mondale, nel 2017, ha realizzato 138mila unità di cui un terzo sono state installate nel paese. Il piano governativo “Made in China 2025” infatti, prevede la digitalizzazione del Paese sostenuta da incentivi statali. Il progetto favorisce il comparto dell’automazione italiana, essendo la Cina uno dei principali mercati di destinazione.


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