Il tema del danno ambientale inizia ad essere discusso nelle aziende italiane di ogni dimensione e settore produttivo, con conseguente investimento in piani di risk management.

Stando ad una ricerca di Anra (Associazione Nazionale dei Risk Manager e Responsabili Assicurazioni Aziendali), tra le aziende intervistate il 60% è in possesso della certificazione ISO 14001 che fissa i requisiti di un sistema di gestione ambientale. Meno del 40% possiede altre certificazioni ambientali, come EMAS o ISO 50001. Tuttavia, tra gli intervistati, l’84% afferma che l’adozione di uno di questi certificati potrebbe favorire la prevenzione dei rischi ambientali.

In generale, tra i rischi maggiormente percepiti spicca l’intensificarsi della concorrenza, gli incidenti sul lavoro e, al terzo posto, le minacce ambientali. Queste, si dividono in rischio di incendio o esplosione, fuoriuscite da serbatoi, perdite da condotte interrate e sversamenti da condotte fuori terra.

Il 62% delle imprese si è dotato di un piano di risk management e il 92% di essi contiene anche i danni di origine ambientale. Il 50% delle aziende si è dotato anche di una assicurazione cui ha fatto seguito la formazione del personale (20%); manutenzioni periodiche (19%) e adozione di certificazioni ambientali (14.2%).

Chi ha optato per una polizza assicurativa ha goduto di benefici fiscali come anche di sconti sul costo assicurativo nel caso in cui l’azienda avesse già una certificazione ambientale. Per chi invece non ha voluto assicurarsi, la motivazione risiede nel fatto che non è un adempimento richiesto dalla legge; oppure, l’imprenditore non ritiene che la sua attività sia esposta a rischi di natura ambientale.


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