La rivoluzione digitale sempre più diffusa mette in mostra come il vero punto focale delle differenze tra economie e società siano le competenze tecnologiche. Il Digital divide e la mancanza di conoscenze concrete sono già e saranno sempre più un ostacolo per le aziende che non riescono a trovare lavoratori competenti e con un’istruzione adeguata agli sviluppi tecnologici.

L’Italia, nonostante i cambiamenti introdotti con l’Industria 4.0 è ancora molto lontana dai livelli di competenze dei player con cui intrattiene la maggior parte dei rapporti.

L’indagine “Skills Outlook 2019” dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e per lo sviluppo economico) confronta la situazione interna di diversi paesi a livello di automazione e conseguenze nella vita quotidiana. Emerge che la metà dei lavoratori sarà coinvolta dalla digitalizzazione. Per un terzo di loro, questi cambiamenti saranno dirompenti e cambieranno completamente il loro lavoro.

Il focus sull’Italia evidenzia la mancanza di competenze base per poter sviluppare al meglio le conoscenze digitali, sia a livello lavorativo che personale. Solo il 36% degli italiani è in grado di utilizzare in modo complesso e diversificato Internet, a dispetto della media dei paesi Ocse del 58%.

Per i lavoratori italiani è necessaria una formazione adeguata per evitare il rischio di automazione, ovvero di essere sostituiti dalle macchine. Tuttavia, solo il 30% degli impiegati in Italia ha ricevuto una formazione nell’ultimo anno, contro una media Ocse del 42%. Tra coloro che sono maggiormente esposti al rischio di automazione vi sono proprio i lavoratori meno qualificati; gli stessi che hanno anche meno possibilità di sviluppare le loro competenze.

Sebbene la formazione non sia diffusa e manchino molte competenze digitali, esistono molti giovani pronti per il futuro: i talenti digitali.


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