La crisi del 2008 ha mostrato il fallimento di tantissime aziende considerate stabili e solide. In tanti, pur con tagli drastici, non sono riusciti a superare questo scoglio. 

Uno studio di Boston Consulting Group evidenzia come, durante le ultime fasi recessive, il 14% delle imprese campione ha aumentato il suo fatturato di oltre il 10%. Il 44%, invece, ha diminuito fatturato e utile. Sembra quindi che anche da una crisi alcuni possano trarre opportunità di crescita. Per ottenere questo risultato, le aziende esaminate hanno optato per una strategia che non si è limitata a riparare ai danni della crisi, ma ha puntato su nuovi orizzonti e intensificato l’export. 

Chi, per contenere le perdite, ha deciso di disinvestire (soprattutto da attività non-core) e ridurre i costi, ha saputo resistere concentrandosi su altri settori o mercati. Al contrario, chi si è limitato a tagliare, non è poi stato in grado di ottenere utili. 

Quelle imprese che, in tempo di crisi, hanno deciso di aprire nuove linee di business, mercati o hanno attaccato dei competitor, hanno avuto successo concreto. Durante la crisi del 2008, in particolare, alcune aziende hanno optato per rivedere l’organizzazione in ottica digitale, anticipando i tempi. 

Ecco dunque l’insegnamento che si può trarre da ogni periodo buio: le aziende devono sempre anticipare diversi scenari, pensando anche ad una strategia di resilienza efficace. Avere due soli piani alternativi potrebbe non essere la soluzione, in quanto entrambi gli scenari potrebbero non realizzarsi. Nel momento in cui si percepisce un generale downturn dei mercati, un imprenditore dovrebbe chiedersi non “come evitare le perdite?” bensì:”quali sono le migliori idee e talenti che posso ricercare ora?


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