La prima domanda che un bambino pone è sempre: “perché?” non si accontenta di “dover fare”, ma vuole capirne il motivo; il principio della filosofia robotica è lo stesso. Serve rivedere i robot e il loro apprendimento, in quanto, se comprendessero il motivo delle loro azioni, arriverebbero ad operare in sicurezza e sarebbero d’aiuto agli esseri umani.

Questo è quanto emerge da uno studio in collaborazione tra la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e l’Università di Birmingham. Stando ai ricercatori, lo sviluppo di una filosofia robotica non è solo un miglioramento, ma si trasformerà in concreta necessità in diversi settori, tra cui automazione, industria 4.0 e domotica.

Con l’intensificarsi della relazione uomo-robot, serve che le macchine imparino non solo a compiere un movimento; soprattutto, dovranno pensare all’azione in modo da essere collaborativi. Si pensi ad esempio ad un generico comando in un’officina, come:”passami il cacciavite”. Ad oggi, il robot non farebbe altro che impugnarlo e consegnarlo all’operatore, rischiando di ferirlo con la punta, in quanto lo afferrerebbe dalla parte dell’impugnatura.

Ciò che serve, dunque, è ripensare al modo in cui il robot svolge l’azione. Servono potenti tecnologie che integrino visione digitale, AI e sensori affinché il robot capisca l’azione che deve compiere. Non basta più che il robot afferri un oggetto affinché creda di aver avuto successo nella sua azione. La tecnologia di manipolazione applicata negli ultimi vent’anni, dunque, non è più in grado di sostenere tutti i momenti di cooperazione tra uomo e robot.

Pertanto, secondo questa filosofia robotica, serve che la macchina -proprio come un bambino- conosca il suo obiettivo finale, così da poter lavorare in armonia (e in sicurezza) con l’uomo. Per fare ciò, serve quindi che la scienza inizi ad avere un approccio completamente diverso nei confronti delle macchine.


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